Stephen Chow Sing-Chi – Capitolo 2


Stephen Chow Sing-ChiCapitolo 2:

Spalle, Incassi, Registi, Premi e Comicità

 

Spalle

Stephen Chow si è sempre affiancato ad altri nomi capaci e altrettanto competenti nell’arte comica, delle spalle con cui costruire una perfetta sinergia al fine di amplificare la propria maestria (e quella dell’eventuale partner). Il suo doppio storico è Ng Man-tat con cui ha condiviso almeno metà dei film in cui ha recitato. La sua versione speculare e femminile in molti casi è stata Sandra Ng, magistrale attrice capace anche lei di alternare con credibilità, comicità e dramma introspettivo. Mentre da un certo punto in avanti della propria carriera ha inserito un’attrice (o due) famosa, brava e bella come sua spalla in ogni film. Per citare qualche esempio in ordine anticronologico:

 
Kung Fu Hustle (Huang Sheng-yi)
Shaolin Soccer (Zhao Wei)
King of Comedy (Cecilia Cheung, Karen mok)
God of Cookery (Karen Mok)
Forbidden City Cop (Carina Lau, Carman Lee)
From Beijing with Love (Anita Yuen)
Sixty Million Dollar Man (Gigi Leung)
Out of the Dark (Karen Mok)
Flirting Scholar (Gong Li)

 

Incassi

Parliamo per farci un’idea dell’entità del successo di dati e di incassi. Citando Alberto Pezzotta, Stephen Chow “nel 1990 è primo con All for the Winner, nel 1992 è ai primi tre posti con Justice, My Foot, All’s Well, Ends Well e Royal Tramp; l’anno dopo è secondo con The Flirting Scholar, terzo con King of Beggars e decimo con Fight Back to School III; nel 1994 è terzo con From Beijing with Love, quinto con Love on Delivery e settimo con Hail the Judge” (Tutto il Cinema di Hong Kong, Baldini & Castoldi, Milano 1999) per non parlare poi del successo senza precedenti di King of Comedy, Shaolin Soccer e Kung Fu Hustle.

 

Registi

Molteplici sono le personalità a cui Chow deve il suo successo, dal Danny Lee degli esordi, a Johnnie To, Lee Lik-chi dei film più recenti, ma alla fine sono tre i registi che più di ogni altro hanno scolpito il suo nome nell’olimpo dei comici:
-Wong Jing, manager geniale e abile regista che lo ha condotto per mano lungo i suoi successi più prevedibili e preventivati.
-Jeff Lau, maestro artigiano del cinema di Hong Kong con il quale, oltre ai super successi assolutamente commerciali (come All for the Winner) ha recitato in film meno banali e più intensi come in Thunder Cops II, il dittico A Chinese Odyssey e il surreale Out of the Dark.
-Sé stesso, consapevole e competente plasmatore del proprio corpo e anima.

 

Premi

Premi. Anche qui si possono valutare delle annate casuali degli Hong Kong Film Awards o di altri festival per vedere l’incetta di premi fatta dai film di cui Chow era attore o regista. Partendo da Kung Fu Hustle (6 premi), Shaolin Soccer (7 premi), fino al premio come miglior attore non protagonista al Golden Horse Awards di Taiwan per l’esordio Final Justice, mentre è quasi impossibile contare le nomination conquistate negli anni dai suoi film.

 

Comicità

La comicità di Stephen Chow è sicuramente meno antropologica di quella di Michael Hui e più universale. C’è anche da notare come sia profondamente composta da giochi di parole cantonesi assolutamente complessi e contorti, e praticamente intraducibili. Ancora più stupefacente è quindi l’universalità della sua pratica comica se anche uno spettatore occidentale che deve subire i sottotitoli in inglese riesce a farsi coinvolgere dal suo istrionismo. La sua arma più potente è infatti la parola, unita sicuramente ad una pratica mimica e corporea non indifferente ma con uno sbilanciamento della violenza retorica del parlato. In più film l’attore si trova a difendersi e a vincere solo grazie alla sua potente chiacchiera esortativa; la dimostrazione dell’assunzione del vino in Forbidden City Cop, l’opera di convincimento e dissuasione in When Fortune Smiles, e decine di altre sequenze ormai mitiche. Al contempo, il suo personaggio funziona anche calato in contesti drammatici o estremamente violenti come in Royal Tramp; ma se nel passato sembrava di assistere a due film diversi, sezionati in parti divise in modo netto (da un lato la commedia dall’altro la tragedia), al giorno d’oggi l’autore riesce a fondere perfettamente gli ingredienti partorendo un film come Kung Fu Hustle in cui convivono senza forzature melodramma, commedia, violenza e poesia.

I livelli e la classe della comicità sono stratificati, si va dalla classica comicità cantonese volgare ed escrementizia fino alla poesia ironica del Kung Fu Hustle. Solo lui infatti sembra capace di alternare le battute sugli eunuchi di Royal Tramp, la recitina sulla cacca di When Fortune Smiles e l’ironia sofisticata degli ultimi film (che comunque rimane sempre tentata da una deriva volgare come in alcuni passi di King of Comedy).

Come possa essere il futuro del cinema di Chow (e di Hong Kong) è assai imprevedibile, sicuro è che le speranze del cinema dell’ex colonia e del mercato locale è fortemente speranzoso nei confronti dei suoi film, ormai quasi i soli prodotti certi ad assicurare incassi sostanziosi, dopo che nemmeno il nome di Jackie Chan è più sinonimo di incasso assicurato.

 

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